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Atletica: dal Sudafrica una storia da film

Lo chiamano “la cosa più veloce senza gambe”. Lui è Oscar Pistorius, ventenne sudafricano cresciuto con le protesi al posto delle gambe a causa di una malformazione che costrinse i suoi genitori a fargli amputare entrambi gli arti quando non aveva nemmeno un anno. Con il passare del tempo, lo sport diventa centrale nella vita di questo ragazzone biondo, bello e simpatico. Prima il water polo, dove è ritenuto una promessa. Poi il passaggio al rugby. Incredibile ma vero: anche in questa disciplina, Oscar riesce ad emergere. Ma a 14 anni un grave infortunio al ginocchio lo obbliga a smettere.Il giovane sudafricanonon si perde d’animo e diventa naturale il suo approdo all’atletica. In pochi anni vince tutto quello che c’è da vincere. Ad Atene 2004, nel corso delle Paralimpiadi, conquista l’oro nei 200 metri. Ai Mondiali dello scorso anno è straripante: oro nei 100, 200 e 400 metri, senza contare che nella sua categoria detiene i primati iridati di 100, 200 e 400 metri. La storia di Oscar Pistorius potrebbe presto diventare un film: Tom Hanks sta trattando per acquistarne i diritti. Storia a lieto fine dunque? Macchè! Succede che “la cosa più veloce senza gambe” vorrebbe misurarsi con i normodotati, in occasione delle prossime Olimpiadi di Pechino. Ma le sue protesi non piacciono alla Iaaf. Secondo la Federazione Internazionale di Atletica Leggera, le sue Cheetahs, le gambe finte in fibra di carbonio che hanno preso il posto di quelle naturali, sarebbero troppo lunghe. E, soprattutto, lo aiuterebbero ad andare troppo veloce: da necessario ausilio a doping. Tra polemiche ed accuse, la Iaaf è così pronta a cambiare regolamento: niente atleti disabili in gara contro atleti normodotati. Al massimo, spazio a chi è senza protesi. Ma Oscar Pistorius continua a correre per quello che ritiene un diritto:“Non sono disabile, è solo che non ho due gambe. Non c’è nulla che io non possa fare: ho solo avuto bisogno di gambe differenti”. Redattore GB 20070326

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