Australia: eutanasia, attivista suicida riaccende dibattito
In Australia si è riacceso il dibattito sull’eutanasia con il suicidio “preannunciato” di una donna di 67 anni del Queensland, attivista pro eutanasia, che otto anni fa aveva perorato pubblicamente il diritto ad uccidersi legalmente. Nel 1999 June Burns, che soffriva di sclerosi multipla e di cancro alla vescica, era apparsa in uno spot tv in cui dichiarava che si sarebbe tolta la vita quando il dolore dalle due malattie fosse diventato insopportabile. Negli anni successivi il dolore si è in parte alleviato, ma lo scorso weekend la donna ha comunque assunto un potente barbiturico che teneva in casa da quasi dieci anni e che in Australia è disponibile solo ai veterinari per sopprimere animali con malattie o lesioni inguaribili ma può essere acquistato liberamente in Messico dove i sostenitori dell’eutanasia se lo procurano con speciali viaggi organizzati. “Presto il dolore e la sofferenza saranno tali che la mia vita non meriterà di essere vissuta” - dichiarava la Burns nello spot tv. “Se fossi un cane, la protezione animali denuncerebbe mio marito per crudeltà e mi farebbe sopprimere subito. Io non voglio essere costretta ad uccidermi, ma se nessuno mi puo aiutare dovrò farlo da sola” - proseguiva. La notizia della morte della donna è stata diffusa venerdì scorso dal medico attivista pro-eutanasia Phillip Nitschke, il quale ha detto che la signora Burns voleva solo avere la scelta di uccidersi quando il dolore sarebbe diventato troppo forte. Ma i gruppi per il diritto alla vita lo hanno subito contestato, affermando che il periodo di otto anni, fra quando diceva di volersi uccidere e quando lo ha fatto, dimostra che le persone che in preda al dolore esprimono intenzioni suicide spesso cambiano idea. Fonte: ANSA
04 / 11 / 2007
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