portale diversabilità
Nonsoloabili.org - di Francesco Demofonti
sabato 22 novembre 08 - 04:21
Per la pubblicità su questo sito | CANALE DEL NETWORK DA 21 MESI   

 
di Francesco Demofonti affiliato al network portal 
Email | I lettori del network su Facebook
chi siamo
forum diversabilità
scambio link
scrivi al sito
video



Iscriviti alla newsletter

Pubblica il tuo banner
in questo spazio

 

 

 

segnala il tuo sito web gratis | aggiungi ai preferiti | fai di questo sito la tua home page  

Autismo, ci scrive il professor Mario Lambiase

Introduzione e premessa: con questa conversazione è intendimento degli organizzatori di questa giornata fare il punto sui risultati raggiunti dalla ricerca scientifica sulle cause dell’ autismo. Facciamo subito una professione di fede. Tutta la ricerca scientifica attuale, ove si escludano pochissime isole di resistenza, guarda all’autismo sotto la prospettiva della neurobiologia cioè delle scienze del cervello. Tratti di luce, ipotesi affascinanti e iniziali elementi di chiarezza vengono avanti quando il problema viene illuminato da questa particolare visione scientifica. Siamo ancora lontani dall’aver una visione complessiva e che copra tutti gli aspetti dell’enigma autismo, ma molto cammino è stato fatto da quando la ricerca ha abbandonato lo sterile strada della matrice psicologica ed è entrata nel grembo dell’alma mater della medicina e della biologia. Questo non vuol dire che la quantità immensa di studi, osservazioni, contributi che le scienze della mente hanno apportato al problema siano da accantonare. Tutt’altro! Esse sono state e sono un patrimonio di conoscenze, i studio e di approccio al problema molto feconde e secondo che vi parla, l’abbraccio tra psicologia e neurologia è fondamentale per il progresso delle nostre conoscenze sull’autismo. Questo abbraccio però, deve avvenire in una visione integrata e di pari dignità cioè in una integrazione di campi e di competenze e non sotto una visione asimmetrica e sbilanciata che, è stata per molti anni la strada sbagliata, se non addirittura perversa, della storia naturale di questa patologia. Fatta questa premessa, è meditata convinzione di chi vi parla, sostanziata da anni di studi, di ricerche e di presenza sul campo, che senza una forte conoscenza scientifica, senza una vera formazione rigorosa, senza una sana cultura di base, che includa conoscenze neuro e psicofisiologiche, è impossibile operare utilmente vicino a questi soggetti. Nemmeno a livello assistenzialità ammesso che esista questa condizione allo stato puro). Per poter fare chiarezza e operare con intelligenza e saggezza accanto a soggetti autistici, è necessario sgomberare la mente da sovrastrutture ideologiche, da pseudo conoscenze scientifiche, da conoscenze superficiali o annedotiche intorno al pianeta autismo e ancorarsi saldamente a una cultura e a un sapere scientificamente fondato. Significa armarsi di pochi ma robusti strumenti intellettuali, che permettono di operare laddove la casistica, il sentito dire, il divulgativo, il codificato negli interminabili elenchi di sintomi e di comportamenti aberranti presenti nei soggetti autistici, non può arrivare a coprire tutti i misteriosi e imprevedibili eventi che questa sventurata condizione umana offre continuamente. Mancando di una chiave di lettura scientifica, di uno spirito di curiosità infinita, di pazienza osservativa, si può sentire smarriti di fronte al compito veramente arduo e difficilissimo di assistere e soprattutto di intervenire positivamente su una condizione umana extra-ordinaria qual è la condizione autistica. I comportamenti presenti nell’autismo sono al limite della comprensibilità, anzi la scavalca totalmente, ponendoci innanzi problemi così nuovi e imprevisti, sui quali il nostro agire può diventare così problematico da apparire quasi prossimo alla resa. Eppure non è così. Il corso che avere fatto vi ha preparati a questo compito, la discesa sul terreno vi dirà se quanto e come, questa preparazione vi potrà assistere in ogni momento del vostro operare. Che cosa è l’autismo: l’autismo, è una patologia psicologica su base neurologica. L’autismo ha la sua base, nasce e si presenta come un “errore” della natura. Si tratta di un difetto di formazione e funzionamento del cervello che si rivela incapace di affrontare e risolvere a livello adattivo le richieste che il mondo pone a questa struttura, sia nel campo della cognizione sociale che della comunicazione, che del comportamento. L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che nasce da un difetto di costruzione e di funzionamento del cervello il quale manca di un requisito fondamentale (oppure lo sviluppa in modo distorto) e cioè quello di poter dare continuamente, coerentemente e automaticamente un senso al mondo e quindi operare coerentemente su di esso. Quando si capisce questo si arriva al cuore dell’autismo. Il resto come dice Uta Frith è secondario. Eccoci così dentro a quello che io chiamo “l’errore della natura” e ecco subito il primo aspetto della ricerca scientifica. Essendo un “errore” vi deve essere innanzi tutto un difetto di programmazione della macchina cerebrale per cui dobbiamo subito chiederne ragione al suo principale programmatore che è il codice genetico. La ricerca in questo campo, partita soprattutto dall’osservazione dell’alta coincidenza dell’autismo nelle coppie di gemelli omozigoti, ci sta offrendo un mappaggio delle possibili condizioni difettuali che sono alla base di una distorta costruzione del cervello da cui scaturisce poi il difetto di funzionamento. Oggi molto ci si aspetta dalla ricerca genetica e già sono stati individuati una ventina di geni su cui far ricadere l’attenzione e qualche responsabilità nell’ ampia scacchiera delle mal-formazioni neurostrutturali di base. Quando parliamo di mal- formazioni intendiamo riferirci prevalentemente al livello sub macroscopico, cellulare e perfino subcellulare, investente la neurogenesi , la distribuzione, l’orientamento, la strutturazione e la complessità neurorale, i campi e le mappe anatomiche, le loro connessioni sinaptiche,( assonali e dendritiche) e così via. In pratica, tutto ciò che costituisce la base della mirabile architettura cerebrale, senza la quale nessuna funzione può sorgere e svilupparsi in modo armonioso e efficace. Certamente non sarà la genetica che ci chiarirà da sola il mistero dell’autismo, essa ci aiuterà a comprendere come sia possibile che si formino nel cervello autistico tante connessioni sbagliate,o si vengano a instaurare tanti stati anatomici e funzionali anomali , su cui si innestano traffici informazionali aberranti e distorti. Da qui la presenza di spettri sindromici tanto vari e complessi che costituiscono varietà sintomatologiche diverse, sia per di gravità che per destino, quali vediamo configurarsi nell’ universo delle situazioni autistiche. Ponendo a base l’errore genetico multigenico , potremo capire meglio e interpretare in modo coretto tutti quei co-fattori invocati nella patogenesi dell’autismo, che tanta attenzione hanno attirato e che ancora attirano sia sul piano teorico concettuale sia nelle ricadute pratiche a livello campo dei trattamenti più svariati di cui sicuramente avrete sentito parlare. Guardando l’autismo con il modello del dis funzionamento delle attività cerebrali,vediamo brevemente quali sono gli ambiti di studio che oggi sono maggiormente coinvolti e quali sono i risultati fin’ora ottenuti, in una visione molto rapida e forzatamente solo panoramica. Tutto ruota intorno alle neuroscienze , ossia le scienze del cervello con tutti i settori di studio che formano le basi degli specifici saperi. Anatomia: Iniziando dagli studi anatomici, diciamo subito che non abbiamo molte segnalazioni in questo settore, disponendo di poche ricerche autoptiche. Da quanto è stato possibile raccogliere, sono state trovate anomalie nella costituzione della fine trama mielo e cito architettonica cerebrale, cioè sia a livello della sostanza bianca che della sostanza grigia, anomalie della struttura, numero e laminazione dei neuroni in aree particolarmente critiche per l’ordinato funzionamento del cervello (lobi frontali, cervelletto, amigdala, circuiti limbici, nuclei della base, e così via), a cui si aggiungono svariate altre anomalie anatomiche. Anche lo studio delle minicolonne, cioè di quelle subunità strutturali affiancate di cui è costituita la corteccia cerebrale, appaiono modificate per quantità e struttura e questo non può essere senza significato per le funzioni che su dette aree sono implementate. Neurofisiologia: Studi di neurofisologia, in particolare di fisiologia dei sitemi neurotrasmettitoriali, cioè di quelle sostanze che mediano il passaggio di informazioni tra le cellule nervose (nor-adrenalina, glutammato, serotonina, dopamima , gaba ecc.) hanno mostrato pertubazioni anche a questo livello. E’ molto difficile disegnare una geografia anatomo funzionale o mappare in modo preciso queste sostanze sia nel cervello normale che in quello autistico, ma certamente esse sono implicate nel cattivo funzionamento del cervello, specie in aree critiche per la cognizione, per gli stati emozionali e affettivi, per il controllo del comportamento e così via. Anche lo studio neurofisiologico sugli apparati sensoriali (visivo, uditivo, olfattivo, tattile, propiocettivo, vestibolare ecc.) ha dato un utile contributo di conoscenze al dissesto anatomo funzionale di questi sistemi ( fondamentali per il funzionamento del complesso cerebro-mentale) e ciò sia a livello periferico che nella fase della loro elaborazione complessa e integrata a livello centrale. Ad esempio, studi e ricerche sulle aree elettive preposte a funzioni linguistiche ( emisfero sinistro, area di Broca e di Werniche) hanno mostrato anomalie anatomo funzionali di queste zone dovute a difficoltà primarie di formazione e di organizzazione neuronale sottostante. Proprio seguendo questa linea di pensiero, oggi molti disturbi del comportamento linguistico nell’autismo vengono spiegati su basi anatomo-disfunzionali organiche dando ragione della difficoltà di trattamento e spesso dei fallimenti riabilitativi in questo settore. Neuroimaging: Studi con neuroimaging (Risonanza Magnetico funzionale, Pet, Spect) hanno mostrato in tempo reale come molti sintomi dell’autismo siano legati al disfunzionamento di aree specifiche o hanno documentato alterazioni topografiche e di funzionamento di distretti cerebrali elettivi per determinate funzioni investite da quello specifico sintomo. Elettrofisiologia: Ricerche di elettrofiosiologia (elettroencefalografia, magneto-elettroencefalografia, stimolazione magnetica transcranica), hanno condotto a risultati notevoli nella comprensione di alcuni aspetti di funzionamento della mente e delle strategie percettive a fondamento della cognizione-movimento. Mi riferisco agli studi sul sistema dei neuroni specchio che esamineremo più avanti che hanno cambiato totalmente la nostra visione del modo di funzionare del cervello e quindi delle patologie che dalla loro mancata o difettosa messa in moto possono nascere tra cui l’autismo. Neuropsicologia: Le conoscenze che ci sono fornite dagli studi di neuropsicologia cioè di quella particolare area di interesse scientifico, che collega struttura e funzioni nel sistema nervoso, sono risultate e risultano ancora oggi fondamentali. Non si contano più i test che sono stati utilizzati o appositamente creati, per studiare singole prestazioni psicologiche , percettive ,comportamentali ecc., utilizzando soggetti con patologia autistica di diverso grado e in diverse situazioni sperimentali versus soggetti normali di controllo. La messe dei dati raccolti è assolutamente spaventosa e un affondo appena appena superficiale e riduttivo impegnerebbe per ore la nostra attenzione. Tutti i campi possibili sono stati studiati, testati, validati, e i risultati confrontati tra loro, discussi, visti, rivisti, controllati in situazioni diverse e così via. I dati sono straordinariamente interessanti, anche se talvolta difficilmente integrabili tra loro, a dimostrazione, ancora una volta, di quanto siamo lontani da una conoscenza precisa e completa di tutta la realtà autistica. Memoria, intelligenza, abilità percettive, comportamenti, stati affettivi ecc., sono passati al vaglio della ricerca scientifica con tutte queste metodiche. Dalla raccolta di questi dati è stato possibile avanzare alcune ipotesi sulla genesi e natura della condizione autistica. Citiamo qui solamente alcune ipotesi- o teorie che hanno tenuto il campo e che lo tengono ancora oggi, e che vengono attualmente criticamente rivisitate alle luce delle nostre scoperte e conoscenze scientifiche sulla percezione- azione-cognizione. Tali nuove conoscenze, necessarie per la comprensione del mondo e per la nostra azione su di esso, sono scaturite dalle scoperte dei neuroni specchio e delle conseguenze che da un loro funzionamento o disfunzionamento possono avere sulla corretta funzionalità del cervello. Teoria della disfunzione delle funzioni esecutive: Questa teoria ipotizza che il cervello autistico sia incompetente nel trattare i processi di pianificazione, controllo, funzionamento, monitoraggio dei sistemi cognitivi e operativi che sono in dipendenza di una rete vastissima e di connessioni che hanno il loro snodo critico e il loro “centro direzionale” nella corteccia frontale. I soggetti colpiti da un danno in questa regione hanno una compromissione nella rappresentazione e nell’esecuzione di sequenze cognitive e comportamentali dirette a uno scopo. Nelle reti esecutive distribuite sulla corteccia frontale specie nella sua parte dorso-laterale, sono evocabili schemi sequenziali di azioni passate nel mentre si costruiscono schemi di azione in via di pianificazione. Mettere in sequenza azioni in vista di uno scopo, richiede un processo continuo di interazione tra ciò che viene richiesto al momento, la formulazione del piano e i mezzi chiamati in causa per il suo raggiungimento. Questa teoria chiama in ballo, le capacità attenzionali, la memoria di lavoro, il solving problem e tutto quel complesso vastissimo di funzioni in cui è coinvolta la corteccia frontale tra cui la gestione del linguaggio, il controllo del comportamento, l’inibizione di azioni motorie non appropiate al contesto, gli aspetti più razionali della cognizione sociale la giusta compattazione tra vita cognitiva e vita emotiva e così via. Vedremo come gran parte di queste funzioni siano svolte dal sistema dei neuroni mirror che riveste fondamentale importanza per la rappresentazione interna del mondo nella sua componente più profondamente senso motoria. Comunque anche se in parte inglobata da altri modelli interpretativi dell’autismo,questa teoria contiene già in se aspetti di modernità scientifica, purchè sia rivisitata in chiave neurofisiologica più appropriata. Teoria della coerenza centrale: Secondo questa teoria ( sostenuta principalmente da Uta Frith nel 1999) i soggetti autistici non avvertono la normale compulsione a tessere insieme mente e comportamenti, allo scopo di formare un quadro comprensibile e coerente del mondo. Le percezioni e le sensazioni nel cervello autistico avverrebbero in modo frammentario e questi soggetti trovano difficoltà nel mettere insieme più elementi di informazioni, sensazioni e pensieri come se mancasse un meccanismo integrativo centrale che connettesse insieme i frammenti disparati delle esperienze. Ciò fa si che queste si presentano separatamente e finiscono per catturare in modo selettivo l’attenzione, lasciando sullo sfondo il contesto e quindi rendendo incerto e discontinuo il flusso di informazioni che devono venire continuamente analizzate dalla mente. Mancando questa specie di forza coesiva centrale risulterebbe difficile organizzare in modo ordinato e coerente l’universo percettivo (anche il comportamento ne sarebbe interessato divenendo caotico ed improduttivo) venendo persa la struttura complessiva dell’esperienza stessa. a favore dei singoli elementi. Teoria della mente: Questa teoria , proposta nel 1995 da Simon Baron Cohen, Alan Lesile e Uta Frith, parte dal concetto che tre dei sintomi cardinali dell’autismo: le anomalie dello sviluppo sociale, dello sviluppo comunicativo e del gioco di finzione potrebbero essere il risultato del mancato sviluppo di una capacità naturale della mente : quella di attribuire stati mentali a se stessi e agli altri e di interpretare i comportamenti altrui in termini di stati mentali. Questa capacità venne definita lettura o teoria della mente. Secondo questa teoria nell’autismo vi è una reale incapacità di comprendere, pensieri, desideri, credenze ecc. di altre persone. Poiché la lettura della mente è a base delle interazioni umane vediamo come si può presentare un soggetto che sia privo di tale abilità. Egli non è in grado ci capire le credenze e i desideri degli altri. E’ incapace di comprendere la simulazione e la finzione, per cui non può a sua volta ingannare gli altri. Non riesce ad immedesimarsi negli stati mentali , nelle prospettive nelle motivazioni e nelle intenzioni altrui. Gli sfuggono l’humour, i presupposti, l’ironia, le metafore, il sarcasmo, i doppi densi, le locuzioni idiomatiche. Non riesce ad interpretare lo scambio dei segnali sociali ,è deficitario nel meccanismo dell’attenzione condivisa, non capisce i drammi, i miti, le leggende, le favole e tutto quanto richiede la capacità di immedesimarsi nei personaggi e di seguire intrecci complessi. Un soggetto privo della lettura della mente è praticamente incapace di prevedere il comportamento degli altri dei quali non ne capisce il senso, e quindi non riesce a reagire a essi in modo adatto e adeguato. Non è capace di decodificare il linguaggio sociale che abitualmente è ricco di sottintesi,di allusioni, di detto e non detto fermandosi al solo linguaggio letterale per cui durante una conversazione non sempre riesce a cogliere tutte le sfumature delle parole del parlante, stabilire una turnazione, rispettare un codice di comportamento linguistico condiviso. L’insieme di tutte queste capacità che si possono considerare come un portato naturale della mente umana sarebbero legate ad un modulo, cioè ad una struttura cognitiva naturale, un preistallato fornitoci dall’evoluzione e di cui è dotato il cervello umano capace di compiere operazioni strettamente delimitate in un dominio di competenze, nel nostro caso in quello sociale. Sulla presenza di questo “modulo” particolare si è molto discusso e ancora di discute soprattutto da quando con le scoperte dei neuroni specchio questa teoria modularistica è stata messa in dubbio al suo posto è stato fatto spazio alla teoria della cognizione incarnata che non nega che vi siano questi deficit bel cervello autistico ( cosa impossibile da fare), ma ne attribuisce la paternità a cause molto meno mentalistiche e molto più neurofisiologiche. Sarà su questo punto che verterà l’ultima parte di questa conversazione. Teoria della mente incarnata: i neuroni specchio: E’ questa la nuova frontiera degli studi e delle applicazioni delle scoperte delle neuroscienze, tese alla comprensione del fenomeno autismo. Tutto parte dalla concezione della mente incarnata così come è andata profilandosi dopo la scoperta dei neuroni specchio. Questa particolare classe di neuroni presenti non solo nell’uomo ma anche nelle specie a lui più vicine, è caratterizzata da una singolare prerogativa. Essi non solo sono abilitati a innescare un atto motorio ma sono capaci di imitare e di “ricordare”ciò che vedono fare da altri conservando la capacità di riattivarsi quando questa azione è compiuta da un altro. Già sappiamo dalla neurofisiologia classica che quando rivediamo (o la evochiamo semplicemente nella nostra mente), una scena di cui siamo stati sia protagonisti o anche spettatori, si ravviva nel nostro cervello la rete delle nostre strutture nervose che sono risultate attive in quell’evento, proprio così come lo abbiamo percepito. Se questo evento è anche un atto motorio che ha coinvolto la nostra motilità e specie se questa è sostanziata di fini e di scopi, si ravviva anche quella classe di neuroni che è stata coinvolta in quell’evemto motorio. E questo accade non solo quando la compiamo noi ma anche quando vediamo questa azione fatta da altri. E’questa simulazione interna che ci consente di capire e di renderci conto in modo immediato e in tempo reale cosa sia quella determinata azione cioè di viverla nella sua pienezza e realtà. Poiché è stato accertato che questi neuroni sono in grado anche di leggere le intenzioni che sottostanno a quelle azioni, noi possiamo afferrare immediatamente il significato di quella scena, o dell’azione che si sta verificando e perfino lo stato d’ animo del soggetto che la sta compiendo o che si accinge a compierla perchè la stiamo compiendo in miniatura , sotto forma simulata, anche in noi stessi. E questo vale anche per il campo delle emozioni che a quell’azione sono collegate. Quando noi vediamo nel volto di un nostro simile le espressioni delle emozioni, quando siamo di fronte a un evento disgustoso, a una situazione che ingenera paura e così via, si accendono nel cervello in via simulata ma assolutamente corporea, (da qui il termine felicemente suggerito da Gallese di embodied simulation o simulazione incarnata), gli stessi circuiti che fanno da sfondo alle emozioni, e agli stati d’animo della persona che noi osserviamo. Seguendo il pensiero di Gallese, la simulazione incarnata è quel meccanismo per cui nell’osservatore, in parallelo con la distaccata descrizione sensoriale oggettiva degli stimoli sociali esperiti, si attivano anche le reti neurali degli stati corporei associate alle azioni emozioni, comportamento o sensazioni altrui. E’ questo stato di partecipazione attiva , che ci immette immediatamente e direttamente nel mondo del vissuto degli altri e ci fa sentire, ad esempio, come nostro un dolore vissuto da un altro. E questa la base neurofisiologica, per cui si realizza quella condizione straordinaria che chiamiamo empatia che è la capacità di metterci nei “panni dell’altro dell’altro”. Fondamentale è la differenza con la teoria della mente a base cognitivista-computazionale-rappresentativa che richiede per lo stesso processo la messa in moto di rappresentazioni, cioè di simboli mentali, su cui poi si svolge il procedimento cognitivo relativo. ( meta-rappresentazioni ovvero pensieri sui pensieri). Rifacendoci all’esempio della vista di una persona sofferente secondo la teoria della mente noi ci dobbiamo rappresentare nella mente il “cosa noi proveremmo” se ci trovassimo nella condizione dell’altro e da qui dedurne per procedure cognitive (anche esse simboliche) cosa possa provare l’altro. Secondo la teoria dei neuroni specchio, invece, a livelli subliminalie, subpersonale, noi ripetiamo realmente nei nostri circuiti cerebrali cioè nella nostra carne, cio che vediamo avvenire nell’altro.Capite benissimo che la differenza tra le due prospettive (quella cognitivista e quella neurofisiologica)è enorme: una cosa è immaginare cosa possa provare un altro e altra cosa è provare, anche se in miniatura, le stesse cose nel nostro proprio corpo. Come se fossimo noi stessi realmente gli attori e non i semplici spettatori di quell’evento. Questa classe di neuroni di cui vi è ampissima dimostrazione nel cervello sia umano che dei primati è fortemente interessata anche nella genesi e nella comprensione del linguaggio oltre che degli atti motori in genere e della grande banda di emozioni che fanno parte della comunicazione interumana. E’ dimostrato da finissime ed eleganti ricerche sperimentali, che il bambino costruisce il linguaggio anche sulla imitazione dei gesti vocali visti ed uditi ( i neuroni cosiddetti mirror sono coinvolti oltre che in connessioni visuo -motorie anche in connessioni audio- motorie). Il che significa che patologie del linguaggio possono scaturire da una difettosa e/o mancata messa in moto di questo sistema raffinatissimo che coniuga percezione-azione e cognizione di cui è ricco il linguaggio. Ma dove la ricaduta pratica di queste moderne conoscenze riveste per noi un valore fondamentale e rappresenta il punto più avanzato e promettente della ricerca scientifica sulle basi neurofisiopatologiche dell’autismo è nel campo della spiegazione dell’intersoggettività, base della comunicazione umana. La base dell’autismo o (il core, l’autisticità) è nel deficit della cognizione o intelligenza sociale. E’ qui che si realizza la più grande tragedia di questi soggetti, è qui il loro fallimento sociale è in questo punto lo snodo perverso, la falla della mente della condizione autistica. I bambini autistici sono colpiti da una cascata di elementi patologici abnormi che non fanno partire o distorcono i processi che normalmente presiedono allo sviluppo della cognizione intersoggettiva e del comportamento sociale. Nella cognizione umana quello che viene definito il carico più grande di elaborazione delle informazioni si fonda sulle informazioni provenienti dall’ambiente sociale. Da questo traffico di input bidirezionali ogni membro sociale trae lo spunto per adattare il proprio comportamento momento per momento, al contesto sociale basandosi sul comportanento dell’altro, monitorandolo ininterrottamente , sia cosciamente che incosciamente e rilevando on line gli stimoli salienti che provengono dall’ambiente, particolarmente da quello umano da cui trarre gli estremi conoscitivi adattivi del proprio comportamento. Ogni bambino fin dalla piccolissima età mette in moto meccanismi ricettivi di comprensione ed emette segnali sul mondo, che riflettono la sua capacità di decodificare segnali sociali e basandosi su questo repertorio di segnali forma una competenza sempre più grande, con la quale si equipaggia e si destreggia nella complessità delle relazioni sociali. Nell’autismo ci troviamo davanti a una compromissione non solo quantitativa ma soprattutto qualitativa della competenza sociale. Questa incompetenza si manifesta fin dalle prima fasi dello sviluppo o ha la sua espressione catastrofica massima intorno al secondo anno quando queste abilità debbono essere presenti e debbono venir esibite in modo adeguato pena l’esclusione o l’ ingresso nella comunità sociale. Oggi si pensa sulla base di molte prove, che alla base della cognizione sociale vi sia l’intervento del sistema dei neuroni mirror. Il mancato o difettoso funzionamento di questo sistema e della cognizione incarnata che da esso deriva, mette in crisi la comprensione esperenziale degli altri, la nascita della consonanza intenzionale e compromette alla base il meccanismo dell’interazione e della comunicazione umana. Mancando il gioco della simulazione incarnata il cervello autistico viene privato di una chiave di lettura del mondo, del suo significato, e della possibilità com-prenderlo e di intervenire su di esso utilizzando codici comportamentali e rappresentazionali condivisi. Alla fine di questa carrellata, necessariamente rapida e forzatamente non esaustiva, quello che possiamo dire è che molti passi sono stati fatti in avanti in senso biologico sulle cause dell’autismo. Purtroppo quello che fino ad ora non si è ancora riusciti a fare, (nemmeno con la teoria dei neuroni specchio), è di proporre una teoria o una spiegazione omnicomprensiva che tenga conto di tutti gli aspetti dello spettro autistico che comprende come abbiamo visto e come avrete certamente imparato nei vostri corsi preparatori non solo tanti gruppi, sottogruppi e forme diverse e a prognosi diversa ma anche tante aree di compromissione cerebrale diversa. Rimangono inoltre ancora insoluti alcuni misteriosi e enigmatici rompicapo e enigmi che accompagnano da sempre la condizione autistica, quali quelli ad esempio delle cosiddette isole di abilità (i cosiddetti savants). Comunque il Rubicone che ci separa da un passato non sempre glorioso (pensate alle teorie rigidamente psicodinamiche o psicoanalitiche che segnarono i primi decenni dopo la descrizione dell’autismo come realtà clinica autonoma) è stato valicato. Le neuroscienze hanno segnato la strada. Indietro non si può più tornare. 18 / 03 / 2008

diventa amico di questo sito su Facebook
conoscerai gli autori del network e gli altri lettori


Scrivi la tua opinione sull'argomento
le tue opinioni saranno pubblicate nello spazio Forum


Il tuo nome

(facoltativo)





Voci correlate

 
 

AUTISMO

Altre news
sugli argomenti









Iscriviti alla newsletter

Se vuoi seguire le novità e gli aggiornamenti di questo sito, iscriviti alla nostra newsletter. Ti potrai cancellare dal servizio in qualsiasi momento.

scrivi la tua email

 

per pubblicare il tuo banner in questo spazio

Altri articoli
su argomenti simili
20/11/2008
Ci scrive Stefano Zanini

06/11/2008
Medicina: studio italiano apre rivoluzione cura Sla

02/11/2008
Australia: ha figlio down, negato visto a medico tedesco

29/10/2008
Provincia di Roma per rete contro autismo

25/10/2008
Medicina: il San Raffaele sperimenta anticorpo contro sclerosi multipla


News Social Network

News autismo

News testimonianze

News medicina

 

Network news
22/11/2008
Spaccio di droga Milano, scoperta cascina sui Navigli

22/11/2008
FRANZISKA - Action

Network videonews

Tutte le videonews

 

 



Archivio news: 200811 - 200810 - 200809 - 200808 - 200807 - 200806 - 200805 - 200804 - 200803 - 200802 - 200801 - 200712 - 200711 - 200710 - 200709 - 200708 - 200707 - 200706 - 200705 - 200704 - 200703 -
  portale di Francesco Demofonti (NSA) pagina pubblicata in 5 secondi
Note Legali: questo sito web è di proprietà di Francesco Demofonti a cui va la piena e unica responsabilità dei contenuti testali e grafici pubblicati sul sito - email francescodemofonti@libero.it
Contenuti pubblicati secondo la licenza di utilizzo di Creative Commons salvo diverse indicazioni
Le foto presenti sul sito sono state in larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio
Per chiedere la rimozione di foto o contenuti scrivere alla redazione del sito - Il network a cui il sito è affiliato non è responsabile dei contenuti pubblicati sui singoli siti.
per la pubblicità su internet