Autismo: dieta sì o dieta no?
Quello che segue è un articolo del dott. Massimo Borghese. “Dieta sì o dieta no? Ecco una delle domande più frequenti che in questi ultimi anni accompagna e conclude la prima visita di un bambino cui diagnostico la sindrome autistica. Il contributo che posso offrire in base alla mia personale esperienza nella discussione sul tema, lo identificherei nei seguenti rilievi e considerazioni. Primo dato di fatto a mio parere molto importante per collocare il significato della dieta in una giusta dimensione nel panorama sempre più variegato delle possibilità di trattamento dell’autismo, è che fino alla fine degli anni novanta il nostro intervento terapeutico si identificava nella sola logopedia (definita poi “logopedia allargata”, “logopedia a 360 gradi”…) ma comunque pur sempre e solo terapia educativa verbale sul bambino e con la famiglia, ma senza l’aiuto di altri provvedimenti alimentari o farmacologici. E quel tipo di trattamento ha prodotto effetti decisamente concreti, spesso brillanti, consentendoci in numerosi casi di poter parlare di “uscita dall’autismo” per molti bambini. Venire a conoscenza, alle soglie del duemila, della possibilità di ottenere miglioramenti prestazionali e della salute generale di bambini autistici eliminando dalla loro dieta glutine e caseina, ci ha spinto -come nostra abitudine quando apprendiamo che esistono nuove possibilità terapeutiche- a verificare la validità di tale informazione, e con il consenso delle famiglie abbiamo cominciato a sottoporre a dieta cosiddetta GFCF (priva di glutine e caseina) sia soggetti artistici in trattamento foniatrico-logopedico, che nuovi autistici che iniziavano in quel momento il percorso terapeutico. A distanza di sette anni dall’inizio di questa esperienza, mi sento di affermare che in una percentuale pari a poco più della metà dei casi, la dieta GFCF ha sortito effetti identifi cabili in: miglioramenti dello stato di salute generale; miglioramenti prestazionali nell’ambito del programma abilitativo educativo-verbale. Tali rilievi sono emersi: confrontando velocità e capacità di acquisizioni negli stessi soggetti che a un certo momento del loro percorso sono passati da una condizione di “non dieta” ad una condizione di dieta; e confrontando velocità e capacità di acquisizioni di soggetti non sottoposti a dieta ma che ugualmente venivano trattati in logopedia, con velocità e capacità di acquisizioni di soggetti che invece seguivano contemporaneamente dieta e logopedia. Tengo a specificare che, in quest’ultimo caso, la ripartizione nei due gruppi (logopedia senza dieta e logopedia con dieta) non è stata effettuata dal sottoscritto, ma dalle stesse famiglie degli autistici, dato che alcune accettavano l’idea di inziare anche la dieta, altre volevano solo l’intervento abilitativo senza restrizioni alimentari. Va sottolineato - ed è di importanza fondamentale per comprendere un altro fenomeno che non può essere trascurato - che i benefìci emersi dal ricorso alla dieta non sono stati rilevati nella totalità dei casi, ma in una percentuale oscillante dal 50 al 60; considerando anche nel contempo che non tutte le famiglie sono riuscite a realizzare correttamente e completamente il programma alimentare prescritto. Va ricordato anche, per completezza di informazione, che poco meno di un 10% dei soggetti avviati alla dieta, ha dovuto sospenderla a causa di un peggioramento delle condizioni fi siche generali e dello stesso comportamento, al di là di un fisiologico, transitorio e previsto periodo iniziale di irrequietezza e peggioramento prestazionale, considerabile come una sorta di sindrome da astinenza nei confronti di glutine e caseina che a livello di un intestino danneggiato si trasformano in glutomorfina e casomorfina. Nei casi in cui venivano svolte indagini preliminari allo scopo di identificare segni predittivi di sensibilità o insensibilità ai provvedimenti dietetici (esami per la celiachia, valutazione di intolleranze alimentari, altri test), non sempre c’è stata corrispondenza tra gli esiti di tali indagini e gli effetti delle modifi che alimentari. Vale a dire che in molti soggetti le cui analisi iniziali evidenziavano intolleranza verso determinati cibi, la dieta non ha sortito effetti significativi; e in altri che invece sembravano non intolleranti a glutine e caseina, l’eliminazione di queste sostanze ha portato ugualmente diversi benefìci. Ciò vuol dire, a mio parere (ed è la linea che attualmente seguo), che se si è propensi ad iniziare la dieta, tanto vale farlo senza cercare un viatico preliminare in accertamenti che confermino o meno l’intolleranza al glutine ed alla caseina. Piuttosto direi che le indagini sulle intolleranze alimentari potrebbero servire a verificare se non ci sia da aggiungere (e non sottrarre) qualche altro alimento alla lista di quelli proibiti. Ci sarebbero ancora tante considerazioni e rilievi da riferire. Farlo in un solo articolo significherebbe allungarlo troppo e renderlo meno leggibile. In questa sede mi limito ad aggiungere che quando si parla di dieta priva di glutine e caseina, occorrerebbe aggiungere anche “priva di soia e mais”. Conclusioni (mai definitive!): a mio parere, la dieta priva di glutine, caseina, soia e mais, nonché priva di ulteriori alimenti ai quali il paziente dovesse risultare intollerante, rappresenta in più nella metà dei casi, un provvedimento decisamente significativo, a volte anche determinante, per migliorare tanti aspetti della sua salute generale e della sua disponibilità e recettività alle terapie abilitative. Il contemporaneo riscontro di casi non sensibili agli effetti dei provvedimenti dietetici, mi porta a pensare che esistano autistici “responders” ed autistici “non responders” alla dieta. L’unico modo per saperlo, almeno per il momento, è provare a mettere in pratica le indicazioni alimentari per un anno. Alla fine di tale periodo (sempre che non siano occorsi eventi che hanno modificato l’iter) può essere possibile comprendere se quel paziente sia stato o meno sensibile alla dieta. E decidere di conseguenza il da farsi. Dott.Borghese Massimo”. Fonte: www.autismoparliamone.org
31 / 10 / 2007
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