Cinema: storie di disabilità visiva e mentale 
di L.R.
Alcune donne cieche vengono introdotte all’arte cinematografica. Ognuna di loro con una piccola videocamera digitale racconta la propria storia. Il film si intitola “7 Blind Women Filmmakers” ed è del regista iraniano Mohammad Shirvani. La pellicola è stata proiettata al Roma film Fest, nella sezione “L’altro cinema”. I sette cortometraggi girati da donne ipovedenti raccontano pezzi della società dell’Iran contemporaneo e della vita delle filmmakers. La quotidianità, la cause della cecità, le relazioni affettive ecc. Significativo il gesto della ragazza protagonista dell’ultimo episodio: chiude il tappo della videocamera, accecando simbolicamente lo spettatore, chiedendo di essere ascoltata, perché lei ascolta da 15 anni. La potenza del film sta nella capacità di penetrare la sensibilità e la differente percezione insite nella disabilità, in questo caso visiva. Interessante il tentativo di esplorare le potenzialità del linguaggio cinematografico come strumento di conoscenza, estensione delle facoltà e delle sensibilità umane. Tutto parte da una fondamentale domanda che si pone Mohammad Shirvani: cosa avrebbe fatto se, da regista, avesse perso la vista? Sarebbe riuscito o meno a girare ancora dei film? Ciò che segue è una risposta. Il lavoro condotto insieme a sette giovani donne ipovedenti è nato proprio all’insegna di uno scambio, come afferma l’autore all’inizio del film: “Io insegnavo loro il cinema, loro mi insegnavano a vedere”.Dall’Iran all’Italia per raccontare un’altra storia di disabilità. “Si può fare” è il film di Giulio Manfredonia che ha riscosso grande successo al Festival del cinema di Roma, anche se fuori concorso. Sono passati trent’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, che chiude i manicomi italiani. Il film di Manfredonia è ambientato nella Milano degli anni ’80, quando gli effetti di quella legge cominciavano a farsi sentire, nel bene e nel male. Il protagonista è Nello, interpretato da Claudio Bisio. Nello è un sindacalista che viene mandato in una coop di malati mentali. Il medico che segue i malati della coop, è uno psichiatra di vecchia generazione che crede nell’uso abbondante dei farmaci per risolvere i problemi psichici. L’approccio del protagonista, incoraggiato dalla fidanzata Sara e da un seguace basagliano è completamente diverso: riesce a convincere il gruppo di malati, tutti con storie devastanti o violentissime alle spalle, di poter lavorare sul serio. E così, insieme a loro, organizza una piccola azienda che installa parquet. I primi tentativi vanno male, poi però proprio la folle creatività dei soci diventa un’arma in più: sono capaci infatti di realizzare dei mosaici di legno davvero artistici. Il film si ispira a storie vere e al lavoro di tante coop, in particolare la Noncello di Pordenone che davvero installa parquet. “Credo che l’originalità del film- ha commentato il regista - sia nel suo essere una storia vera, e molto italiana. Una storia, quella del post-Basaglia, pochissimo raccontata al cinema. Mi sono ispirato a Qualcuno volò sul nido del cuculo, anche se da noi c’è più commedia; abbiamo provato tantissimo; siamo andati nei veri luoghi di disagio mentale, e ci siamo tanto documentati”. Fonte: http://www.consorzioparsifal.it/notizie.asp?id=2282 02 / 11 / 2008
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