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Da Roma storia di Francesca: “La mia vita senza gambe bloccata solo da Trambus”

“Basta, lasciatemi morire: non è vita questa, piena solo di lacrime e morfina…”, si disperava in quei giorni. La cancrena avanzava inesorabile. Per questo lei voleva lasciarsi morire: rifiutava cn tutte le forze l’idea che i medici le dovessero amputare anche la gamba destra. Ma poi il pensiero di suo figlio Simone, allora dodicenne, di sua madre Rosalba e un’incredibile catena umana di amore e solidarietà, da Claudio Baglioni all’ex pilota di Formula Uno Alex Zanardi, dal sindaco di Roma Walter Veltroni a Raffaella Carrà, la convinsero a scegliere la vita anziché la morte e fidarsi dei medici-maghi di Tor Vergata: il professor Ernesto Ippolito, il primario del reparto malattie dismetaboliche Renato Lauro, il direttore generale dell’ospedale Enrico Bollero. L’operazione riuscì: “La cancrena miracolosamente si è fermata – dice oggi a bassa voce Francesca Ricci incrociando le dita sulla sua carrozzina (la ragazza soffre di una terribile malattia, la “omocistitura”, che le era già costata l’amputazione della gamba destra e nel giugno 2004 la mise davanti ad un nuovo terribile intervento). E anzi, a 39 anni, dopo aver tanto penato, ha incontrato addirittura un nuovo amore, si chiama Sauro, è un ragazzo di Rovigo che conosce bene la sua sofferenza perché anche lui perse una gamba qualche anno fa a causa di un incidente sul lavoro. Si conobbero un giorno a Budrio, vicino Bologna, mentre facevano le prove in officina per le protesi. Ora, però, ecco quest’altra odissea. Francesca da tre mesi lavora presso il Cup regionale di via Ostiense 131 (il centro per le prenotazioni sanitarie). Ha un contratto con la comunità di Capodarco, il Comune di Roma l’ha aiutata a trovare casa nella zona di Fonte Laurentina e insomma sarebbe tutto abbastanza meraviglioso se non fosse che ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro Francesca esce pazza. “Tutte le mattine – racconta – io e Sauro dobbiamo telefonare alla Trambus, anzi bombardarla di telefonate per riuscire a prenotare il pulmino per le 14.30, perché il mio turno a via Ostiense inizia alle 15. E poi dobbiamo ricordarci di telefonare anche la sera allo stesso numero verde (800-469-540) per prenotare il mezzo per il giorno dopo. Ma questo non sarebbe un problema. Il fatto grave è che non sempre il pulmino arriva. Alla Trambus ci hanno spiegato che loro hanno solo 100 vetture disponibili a fronte di più di 2 mila richieste”. “Così – continua Sauro – qualche volta abbiamo dovuto chiamare i carabinieri per sollecitare la Trambus a inviare il pulmino, altre volte paradossalmente sono arrivati più pulmini in sequenza. Infine, altre volte, ci ho dovuto pensare io, che lavoro dall’altra parte di Roma, ad accompagnare la mia fidanzata in via Ostiense. Insomma, più che un servizio direi un disservizio”. A questo punto urge un appello: “Io vorrei chiedere – dice Francesca – alla signora Ileana Argentin (consigliera comunale delegata ai problemi dell’handicap, ndr) di fare qualcosa di più per i problemi pratici di noi disabili. Possibile che ci siano solo 100 pulmini disponibili in una città come Roma? Voi non immaginate neppure quanta gente come me si trovi nella stessa situazione”. Anche la sua conclusione è dolceamara: “Purtroppo – sospira la ragazza – dopo i primi giorni, in cui avvertii attorno a me un grande calore umano, mi sono rimaste vicino solo le persone comuni, la gente normale, che mi scrive ancora un mucchio di lettere colme di affetto. E poi i medici fantastici di Tor Vergata, il professor Bollero, le assistenti sociali Pamela e Valeria, l’infermiera Maddalena che ogni volta che vado in ospedale a farmi vistare mi fanno le feste. Ma i cosiddetti vip, lasciamo stare. Solo Claudio Baglioni ha continuato a invitarmi ai concerti. Gli altri, invece, spariti tutti”. Fonte: Corriere della Sera, articolo di Fabrizio Caccia 24 settembre 2007

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