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Disabili: dal ’95 stabili a 3 milioni, ma il 40% è povero

Notizie in chiaroscuro sul fronte della disabilità. Nonostante la popolazione italiana continui ad avviarsi verso un progressivo e generale invecchiamento, “dal 1995 al 2004 non è aumentato il numero di portatori di gravi handicap che abitano nel nostro Paese: secondo l’Istat, si parla in tutto di circa tre milioni di persone. Non c’è stata, quindi, quella crescita di 600 mila unità attesa dagli esperti”. A ricordarlo è stato Carlo Hanau, docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari all'università di Modena e Reggio Emilia, partecipando a Roma ad un incontro organizzato da Federsalute, la Federazione nazionale del settore sanitario della Confcommercio. Ma i dati positivi riguardano solo l’aspetto epidemiologico del ‘pianeta disabilità’. L’Italia garantisce infatti a questa consistente fetta della sua popolazione un’assistenza minima, classificandosi al 12esimo posto in Europa nell’erogazione di fondi da destinare ai disabili (Eurostat): ci supera il Portogallo, mentre scalziamo di poco la Grecia, l’Irlanda e la Francia. E i pazienti lamentano infatti gravi lacune, sia per il sostegno economico garantito dallo Stato ai disabili, che percepiscono una pensione civile di appena 250 euro, sia per la disponibilità di ausili che permetterebbero a molti di condurre una vita del tutto normale: le protesi e le ortesi rimborsate dal Sistema sanitario nazionale oggi sono strumenti desueti, lontani dagli avanzamenti della tecnologia. “Si pensi che l’attuale nomenclatore tariffario, elaborato nel 1999 - ha evidenziato Daniele Bonacini, atleta paraolimpico, presidente dell’associazione ‘Disabili no limits’ - prevede ancora la fornitura di piedi di legno con un’anima in acciaio, che hanno un’autonomia di camminata di soli 50 metri, dopodiché procurano gonfiori e dolori tali da dover interrompere i movimenti. E ‘passa’ ancora carrozzine che pesano 20 chilogrammi, quando sul mercato ve ne sono di leggerissime, fino a due chili di peso”. E anche le proposte avanzate dal Governo per il rinnovo del tariffario non promettono bene: “Se da un lato c’è la volontà di inserire nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nuove regole che vanno in una direzione positiva - ha sottolineato Hanau - come ad esempio la creazione di un’unità valutativa multidisciplinare che studi i bisogni di ogni disabile in maniera ‘personalizzata’, dall’altro lato è previsto che, se fino a oggi il paziente poteva rivolgersi a qualunque tecnico di fiducia e scegliere fra le protesi ‘base’ e quelle che costano di più, in futuro dovrà affrontare l’intera spesa e non solo la differenza di costo, nel caso in cui ne volesse acquistare una più funzionale ed esteticamente gradevole”. Per le persone con disabilità la vita è sempre più difficile. Il 40% di loro, sempre secondo l’Istat, versa in condizioni economiche disagiate, l’8,5% è solo e non ha il sostegno di parenti o amici e il 18% dichiara di non riuscire a ottenere le terapie e i trattamenti di riabilitazione di cui avrebbe bisogno. Con il consueto ‘gap’ fra la situazione del Nord e del Sud. “Non escludo - ha concluso Bonacini - che nei prossimi anni assisteremo ad una migrazione da regione a regione, con l’obiettivo di ottenere la residenza nei luoghi dove vengono assicurati migliori servizi ai disabili”. Fonte: Adnkronos Salute 24 / 11 / 2007



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