Libri: “DreamRunner”, la favola moderna di Pistorius

“I have a dream” diceva Martin Luther King più di quaranta anni fa. Tutti hanno un sogno e quello di Oscar Pistorius, il sudafricano senza gambe che corre con speciali protesi di carbonio, è quello di essere un ragazzo normale, ancora prima che un atleta: la sua storia-romanzo è diventata così un libro nel quale il 22enne di Pretoria si racconta per la prima volta. “DreamRunner”, edito da Rizzoli (237 pagine), scritto con il contributo del giornalista Gianni Merlo, ripercorre proprio la vicenda umana e sportiva di Pistorius, “una favola moderna con un tocco di tecnologia”, come l’ha definita Candido Cannavò, autore della prefazione. E’ la storia di un uomo che ha vissuto il suo rapporto con la disabilità con serenità , senza mai considerarla un limite. “Tutti abbiamo una disabilità. Ma possediamo anche milioni di altre abilità che ci possono permettere di superare i nostri limiti e le difficoltà” scrive l’atleta. Il rapporto con le protesi e la pratica sportiva ad alti livelli contraddistinguono la vita di Pistorius: sono il perno intorno a cui la sua esistenza ruota, con le contraddizioni della sua difficoltà vissuta con serenità e gli ostacoli del mondo esterno. Lungo tutto il testo, il velocista sudafricano fa riferimento continuo a queste protesi, spesso scomode, ma che sono lo strumento con cui si è affrancato da quella malattia che ad appena undici mesi lo costrinse all’amputazione di entrambe le gambe. Quelle protesi, racconta il campione paralimpico dei 100, 200 e 400 piani, lo rendono un uomo normale, gli consentono di camminare, di guidare, di giocare e di praticare moltissimi sport durante l’infanzia e l’adolescenza. E’ proprio nello sport che, con coraggio, cerca e trova una via di riscatto. Lo sport diventa il mezzo per superare i momenti difficili, come la morte della madre che era stata fulcro e punto di riferimento della famiglia. Racconta, poi, la sua passione per le auto e per le moto, il rapporto con il fratello maggiore, suo eroe e modello ancora oggi, e la sua battaglia per la conquista del diritto di partecipare alle Olimpiadi tra i normodotati. Pistorius non si è voluto arrendere all’idea di rimanere un semplice simbolo per i disabili. Lui ha voluto lottare e vincere una battaglia anche contro i pregiudizi, contro chi non lo voleva considerare un atleta normale. Non ha mollato ed è riuscito a realizzare il suo sogno. I giudici sportivi gli hanno dato ragione, ora tocca a lui correre veloce per centrare la qualificazione (prossima chance al Golden Gala di Roma). Ma se dovesse mancare l’obiettivo non ne farà un problema perchè, come diceva spesso sua madre, “chi perde davvero non è chi arriva ultimo in una gara. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare e non prova nemmeno a correre”. E' la sintesi della sua vita, e luiha già vinto. Fonte: ANSA 07 / 07 / 2008
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