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Roma, seminario nazionale “Job in Mind”

“Che cos’è la follia? La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia; invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”. Così scriveva Franco Basaglia. Nella comune percezione, il manicomio era luogo per certi versi muto, isolato, emarginato, non - come narrano tante pagine di chi quella realtà l´ha toccata con mano- una struttura viva, un crogiolo di storie, di mondi paralleli, parte integrante di una società. Quando un paziente entrava in manicomio, veniva dimenticato dal mondo, spesso anche dalla famiglia presso la quale non faceva più ritorno. Anche se un giorno fosse uscito avrebbe portato su di se quel marchio indelebile, additato da tutti come "il matto del paese". I manicomi erano luoghi scomodi, ma necessari per una società poco incline alla diversità e con modi di vivere la collettività che oggi non possono e non devono più trovare cittadinanza. La legge 180 del 1978 puntava all’abolizione dei manicomi, a creare “Servizi di diagnosi e cura”,”appartamenti protetti” e altre strutture d'appoggio per ex degenti manicomiali o per nuovi utenti dei servizi psichiatrici. Osteggiata in mille modi e mai finanziata, la legge 180 è stata applicata, più o meno, solo in alcune zone d’Italia. Ancora peggiore la situazione dei vecchi “manicomi criminali” ora ribattezzati “Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG)”: i quali sono stati solo sfiorati dalle riforme persistendo immutati nella sostanza. Nel testo di legge si trovano già le indicazioni per portare sostegno “al di là del muro” eppure i percorsi di cura sembrano ancora oggi segnare il passo, si assiste infatti ad un aumento esponenziale delle terapie farmacologiche, oltre il 280% per la fasce giovanili e il 75% tra gli adulti. L’OMS denuncia senza mezzi termini l'esplosione delle nuove patologie psichiatriche, soprattutto tra i più giovani. Secondo l’Organizzazione oltre il 20% degli adolescenti - il 10% solo in Italia - è affetto da disturbi mentali destinati a trasformarsi in vere proprie condizioni limitanti. In più, ben cinque patologie psichiatriche si collocano tra le prime 30 cause di mortalità prematura nel mondo. Il guanto di sfida da raccogliere è quello di una cura del disagio psichico che non si avvalga più di chiavi e serrature, in nome di una possibile e maggiore quota di autodeterminazione, di un diritto alla partecipazione attiva nei processi di cura. Spazio dunque a modelli di integrazione socio-sanitaria, a percorsi di inclusione lavorativa che tengano conto della natura mutevole e socialmente condizionata di ciò che generalmente si usa definire “malattia mentale”. In tale ottica l’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio, nell’ambito del “Presidio del Lazio” Centro Servizi Regionale per l’Autonomia e le Diverse Abilità promuove, per giovedì 15 maggio, dalle ore 9.30, il Seminario Nazionale “Job In Mind”, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, tema: l’inclusione socio-lavorativa delle persone con disabilità. Testimonianza che: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E’ il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare. Per maggiori informazioni: www.presidiolazio.it ; ufficiostampa@presidiolazio.it 08 / 05 / 2008





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