Sanità: dislessia, legge e Libro Bianco per diritti negati

Tonto, asino, stupido. Così un milione e mezzo di dislessici italiani si è sentito chiamare per anni, prima che - solo uno su quattro - gli venisse riconosciuta tale disabilità dell’apprendimento. Storie di quotidiana sofferenza, raccolte nel Libro Bianco, presentato a Roma lo scorso 28 ottobre, dall’Associazione italiana dislessia, in occasione dell’undicesimo congresso nazionale. Si stima siano 350.000 i ragazzi in età scolare che hanno difficoltà nella lettura, nella scrittura e nelle operazioni di calcolo, uno per ogni classe di 20 alunni. Persone dotate di normale, quando non superiore, intelligenza. Soprattutto a loro hanno pensato i parlamentari firmatari di ben cinque DDL, tutti volti a riconoscere la dislessia e a favorire l’integrazione didattica degli studenti, affetti da tali disturbi: l’Aid punta all’approvazione di una legge bipartisan. Nel merito, basterebbero - sottolinea l’Associazione - alcuni semplici interventi: dare più tempo nei compiti scritti, permettere di usare computer, registratori e calcolatrici, non costringere a copiare dalla lavagna e a leggere ad alta voce, adottare diversi sistemi di valutazione. Ma i pregiudizi, legati all’ignoranza, sono ancora molti: “La dislessia è causata da una disfunzione neurobiologica costituzionale – ha spiegato Roberta Penge, neuropsichiatra e presidente Aid – c’è ancora chi la attribuisce a svantaggi sociali o formazione inadeguata, chi umilia i ragazzi e colpevolizza le famiglie”. Fonte: ANSA 03 / 11 / 2008
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