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Scuola e disabilità: la testimonianza di una mamma

L’argomento viene trattato con ipocrisia, incompetenza e carità penosa. Devo dire, altrimenti non si capisce da quale pulpito viene la predica, che sono mamma di una ragazza autistica di 14 anni e che lavoro in questo campo. Ho, infatti, quattro centri di riabilitazione, due dei quali a regime di semiresidenzialità per disabili. Ho quindi un’esperienza personale e professionale della materia, ahimè, molto consistente. Intanto, una cosa sono i disabili fisici, una cosa sono i disabili con menomazioni e/o affezioni che interessano la sfera cognitiva. E ovviamente, in ognuna delle “categorie”, ci sono diversi gradi di disabilità: lieve, media, grave. Devo dire con dolore e con senso (lucido) di sconfitta, che per i bambini con gravi disabilità cognitive (com’è mia figlia), non servono nè 12, nè 20, nè 100 ore di sostegno. La scuola per loro, semplicemente, non serve a niente. Anzi, a volte è controproducente: troppi stimoli, troppa confusione, troppe richieste inadeguate. Per questi casi il ministro Fioroni ha ragione: ci vogliono figure professionali diverse dall'insegnante di sostegno (operatori del settore, educatori, OSA, assistenti sociali). Peccato però che lo Stato italiano su questo versante sia quasi del tutto inadempiente! Questo, il ministro Fioroni, non lo dice! Se tu Stato mi togli la possibilità di “parcheggiare” mio figlio con gravi disabilità a scuola, ma non mi dai l’alternativa, non mi dai aiuto domiciliare, non mi dai Centri di semiresidenzialità, non mi dai sostegno psicologico alle famiglie, come faccio io da solo a fronteggiare un dramma simile? Come fanno due genitori che lavorano a continuare a lavorare??? Mio marito ed io combattiamo giornalmente con una richiesta di aiuto, da parte di famiglie stremate, da far paura: non possiamo far fronte a tutte le richieste perchè i budgets contrattuali sono molto al di sotto del necessario. Viviamo questa frustrazione malissimo, perchè noi SAPPIAMO cosa vuol dire avere in casa un figlio ammalato. I genitori di questi ragazzi non sono affatto più combattivi degli altri; paradossalmente il loro dolore non li rende più attivi, perchè essi sono STANCHI e le energie che hanno devono centellinarle, non possono andare a fare battaglie nei vari uffici ASL per giornate intere, perchè poi, tornati a casa dopo quelle giornate, devono affrontare una tale mole di lavoro col loro figlio disabile (sempre ammesso che abbiano a chi lasciarlo mentre loro combattono con i vari direttori generali) da far accapponare la pelle ad un minatore. Le scuole ci marciano. Vogliono tutelare il posto di lavoro per gli insegnanti di sostegno e non “mollano” il disabile nemmeno quando muore. Perlopiù i presidi fanno l’interesse del loro insegnante, non del disabile. Potrei raccontarvi decine di storie di bambini e/o ragazzi tenuti nell'androne, nella cameretta a parte o nel cortile dell’istituto scolastico a non far NIENTE per ore ed ore... perchè NIENTE quel ragazzo può fare se non permettere al suo “insegnante” di ritirare lo stipendio a fine mese per un lavoro NON svolto. E allora....se è vero che la gravità di alcune disabilità non permette il recupero in ambito scolastico, perchè non si concentrano le ore di sostegno su chi potrebbe benificiarne? Perchè non dare più ore al ritardo mentale lieve, ad esempio, che può e DEVE essere inserito nella società, ed aiutare le famiglie di quelli più gravi a capire che per il loro figlio non è quella la strada giusta? Una famiglia che ha un figlio con una gravissima compromissione cognitiva DEVE, DEVE, DEVE essere aiutata in questo percorso, perchè la reazione ad un dolore così grande è la negazione, è volerlo far andare a scuola a tutti i costi perchè la scuola è una tragica parvenza di NORMALITA’! E’ naturale che sia così, è drammaticamente umano. I genitori e i fratelli devono essere aiutati a capire cosa possono fare per il loro figlio e fratello e cosa, invece, è un inutile investimento di speranza e sogni. Le nostre famiglie MERITANO un aiuto, un supporto chiarificatore, un appoggio materiale e psicologico. Riceviamo, invece, commiserazione sterile, due lacrimucce di facciata (un nanosecondo dopo che sono state asciugate nessuno se ne frega più nulla di noi) e un sacco pieno di prese per i fondelli.Francesca Mega, via Gazzani, Campobasso. Fonte: www.altromolise.it 20 settembre 2007

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