Sindrome di Down: a Roma la famiglia è centrale A Roma la famiglia resta il principale punto di riferimento per le persone affette da sindrome di Down. Per questo bisogna proseguire con le politiche di integrazione. Sono i risultati di “Noi Altri”, la prima ricerca realizzata dall’ufficio statistica del Comune capitolino sulla qualità della vita dei disabili affetti da questa sindrome. A presentare i risultati dello studio in Campidoglio, il sindaco Walter Veltroni ed Ileana Argentin, delegata alle Politiche per l’handicap, insieme ai ricercatori. Secondo quanto emerso dalla ricerca, a Roma le persone down sono 884, ma al questionario, svolto presso i medici di famiglia, hanno risposto in 518, pari al 58,6% del totale. Nello specifico, 54,4% maschi e 45,6% femmine. La loro aspettativa di vita supera i 50 anni. Il 25%,1% delle persone affette da sindrome di Down con più di 15 anni non ha alcun titolo di studio, l’11,1% ha frequentato le elementari, il 26,7% le medie, il 16,4% le superiori. Tra il 10% di occupati, la maggior parte, il 40%, è impiegato, il 32,5% è operaio, il 7,5% è socio di cooperative. L’88% vive in famiglia.
11 settembre 2007
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