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Storie ‘diverse’, emozioni ‘normali’: il libro

“Quello che mi fa più rabbia è ciò che ho capito di questa mia situazione: posso migliorare ma certo rimarrò così come sono”. Poche parole all’inizio di un racconto, l’autobiografia di una ragazza di ventidue anni, Eleonora Romano, descrivono la vita di una persona ‘diversa’ (affetta da paralisi cerebrale infantile dovuta ad un’asfissia durante il parto) con emozioni ‘normali’. Il testo, ‘Il treno della mia vita’ è stato presentato lunedì pomeriggio a Roma, presso la Camera dei Deputati, durante il convegno ‘Non puoi Silenzio. La disabilità da raccontare e per raccontarsi’. Presenti alla tavola rotonda Giovanni Anversa, giornalista sociale che è stato moderatore dell’incontro, Domenico Caputo e Franco Monello, della Cassa (cassa nazionale di previdenza mutualità e assistenza del ministero dell’Economia e delle Finanze), Giorgio Albertini, direttore del Centro sviluppo infantile dell’Irccs San Raffaele di Roma, Angela Di Vanna, psicologa del centro di salute mentale Roma B (V municipio) e poi moltissimi autori, disabili o che hanno scritto di disabilità fra i quali Ileana Argentin, deputata del Pd e scrittrice di ‘Che bel viso... peccato’, Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport autore di ‘E li chiamano disabili’, Marco Piazza, giornalista, scrittore e attualmente responsabile della fondazione Telethon con il libro ‘Un medico, un malato, un uomo’, Marisa Galli, cofondatrice della Comunità di Capodarco e scrittrice con il libro ‘La lunga sfida’. Il convegno è nato con l’intenzione di osservare e mettere in comune la visione della disabilità da opposte angolazioni e poi scrivere, raccontare, trascinare gli altri in un viaggio dentro e fuori le differenze. Il ‘viaggio’ metaforico del pomeriggio è iniziato con Eleonora e la sua storia, le persone che l’hanno accompagnata dall’infanzia ad oggi e che si sono incontrare per condividere, raccontare “ma anche – ha spiegato Albertini - fare il punto su un percorso, come quello di Eleonora, che dimostra come si possa vincere il pregiudizio contro la ‘paralisi cerebrale infantile’, nome terribile e altisonante che si traduce spesso in alterazioni motorie”. Il medico, del quale parla la ragazza nella sua autobiografia, si è occupato della deambulazione della piccola da quando e' arrivata al San Raffaele e la segue ormai da anni, perchè “Eleonora non è una generica paziente ma è una persona, con la sua storia e le sue domande terribili, difficili”. Ma chi è la ragazza per Albertini? “Per me Eleonora è una ragazza intelligente, nonostante il deficit”. Nel corso del pomeriggio si sono intrecciate storie simili a quella della giovane scrittrice, emozionata nella sua gonnellina corta e nel suo caschetto fresco di parrucchiere. A prendere la parola dopo di lei è stata Ileana Argentin, “venuta come me stessa, non come deputata nè come scrittrice: bisogna che si dica ad alta voce che siamo realmente diversi, che ognuno di noi è sè stesso e non esistono categorie”. A seguire sono salite sul palco voci di chi alla disabilità si è avvicinato e se n’è innamorato, rappresentandola in amici cari, visti e vissuti con gli occhi dell’affetto, dell’ammirazione, del disincanto. Cannavò si congratula, durante il suo intervento per un Italia che è cambiata: “La cultura sui disabili in questo paese sta crescendo, non esiste solo il Grande Fratello” e a fargli eco è Piazza che spiega come occorre guardare a questo mondo con umiltà, semplicità. Nella sua storia Mario, un medico affetto da Sla, vive una vita che il suo biografo considera quasi mitica, un uomo forte, granitico, che ispira saggezza e serenità. Solo alla fine Piazza scoprirà che Mario si è innamorato di un’altra donna e sta lasciando sua moglie e suoi figli: “Non ci volevo credere, tutto questo aveva rotto i miei schemi - confessa il giornalista - ma poi mi sono reso conto che è un uomo e che è una cosa umanissima quella di innamorarsi di un’altra e lasciare tutti”. Il suo libro finisce proprio con la storia, rimasta aperta, di Mario che va via, per vivere il suo nuovo amore. Fonte: Dire 19 / 02 / 2009



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